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RUOTE D’ITALIA 09 OTTOBRE 2019 di Paolo Uggè

Lineare: un aggettivo che se riferito a una condotta, a un comportamento, ha un valore assolutamente positivo, sinonimo di coerenza. Valore che scompare del tutto, assumendo un’accezione totalmente negativa, se riferito invece ai tagli, lineari appunto, sulle accise del gasolio per il mondo dell’autotrasporto, tagli che la Manovra finanziaria “rischia” fortemente d’introdurre per “fare cassa”.

Manovra destinata, se davvero effettuata, a provocare un altro rischio: quello di proteste forti, anche in forma autonoma. Per una ragione semplicissima: la “demonizzazione” dei Tir e i tagli lineari sull’accisa del gasolio rischiano di essere interpretati, ancora una volta, come il trionfo della demagogia, dove tutta l’erba diventa un fascio.

Demagogia incapace di comprendere perfino che, in base a un calcolo a dir poco semplicistico, a pagare i maggiori costi ambientali saranno, in termini fiscali, i mezzi che inquinano meno, i diesel di ultima generazione. È questo che vuole davvero il Governo per un settore fondamentale per il Paese, quello dell’autotrasporto, che già paga in accise sul gasolio il doppio dei danni generati sull’ambiente?

I 391mila automezzi che circolano in Italia, responsabili dell’inquinamento per un “valore” stimato in un miliardo e 300 milioni di euro, pagano oltre 3 miliardi di accise all’anno. Con un paradosso da far drizzare i capelli dall’orrore di fronte a tanta assurdità: i veicoli meno inquinanti sono i più penalizzati, visto che un Euro 6 (motore di ultima generazione) paga 8.650 euro all’anno in più rispetto al danno ambientale prodotto, mentre per un Euro Zero, la cifra è di 3384 euro.

È anche per questo che i tagli lineari sono inaccettabili e stanno allargando il fronte degli oppositori con segnali di una possibile coalizione pronta a schierarsi contro le soluzioni ipotizzate dal governo.

Segnali che chi è alla guida del Paese farebbe bene a non sottovalutare, ascoltando saggiamente gli inviti a rivedere radicalmente alcune scelte. E magari raccogliendo anche un altro suggerimento: analizzare le soluzioni che consentirebbero facilmente di risparmiare risorse e rilanciare anche il settore dell’automotive (con vantaggi per l’ambiente e per le casse dello Stato).

L’ipotesi lanciata dagli esponenti di Legambiente ne è un esempio: eliminare i trasferimenti all’autotrasporto per i mezzi Euro 3 e destinare quanto risparmiato all’incentivo per la sostituzione con mezzi nuovi è un’ipotesi che merita di essere approfondita.

“Chi più inquina più paga” è un principio sacrosanto, che Conftrasporto – Confcommercio ribadirà con forza il 21 e 22 ottobre al Forum di Cernobbio, mettendo al centro l’ambiente in rapporto all’economia e sfatando alcuni luoghi comuni che fanno leva più sull’emotività che sul dato scientifico. Occorre che il governo si renda conto della delicatezza della questione e i ministri competenti farebbero bene a confrontarsi al più presto con le rappresentanze coinvolte dalle misure annunciate. L’indisponibilità al confronto potrebbe infatti innescare forme di protesta con iniziative anche dirompenti. Concetti già affermati in un recentissimo passato, ma che vale la pena ribadire, con l’obiettivo di evitare l’inasprirsi della situazione da parte di operatori dell’autotrasporto che si sentono ogni giorno che passa sempre più ingiustamente colpiti. Così come si sentono colpiti i lavoratori del settore marittimo e dell’agricoltura.

Stefano Messina, presidente di AssArmatori, ha affermato che “difendere l’ambiente è in testa alle priorità degli armatori”, ma ha anche subito aggiunto che “le ricette politiche che si stanno delineando vanno nella direzione contraria”. Perfino dall’interno dello stesso Esecutivo è arrivato l’invito, rivolto ai colleghi di governo dal ministro delle Politiche agricole, che ha raccolto l’allarme degli agricoltori, “a fare meno dichiarazioni sui giornali e ad approfondire di più”.

Messaggi chiarissimi, come quello lanciato da Conftrasporto che ha già convocato per le prossime settimane assemblee di operatori in diverse zone del Paese e che è favorevole a soluzioni di sostenibilità, ma è decisamente contraria a interventi lineari che otterrebbero solo il risultato di penalizzare ulteriormente una categoria che è elemento di competitività della nostra economia. Tagli lineari, ma per niente coerenti e utili alla crescita del Paese.

Paolo Uggè

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