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Vorrei evitare di ripetere ragionamenti riguardanti la situazione economico politica del Paese. Continuano le diatribe sul nulla, pertanto la situazione sostanzialmente è identica a quella della scorsa settimana. La novità che riguarda il mondo dei trasporti viene da un argomento che il Governo dovrebbe affrontare con la dovuta determinazione e vedute più ampie. Riguarda la situazione, sempre più insostenibile, del Brennero da inquadrarsi più in generale nell’attraversamento del sistema alpino che impatta sulla crescita e sulla economia del Paese.


Nella situazione confusa in cui ci troviamo e fino a che non vi sarà una evoluzione a livello politico non potremo attenderci mutamenti significativi. La stessa proposta lanciata dall’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi potrebbe aiutare ad uscire dal guado, se trovasse condivisione. In una economia che si fonda sulle decisioni in tempo reale un sistema di Governo nel quale chi ha ricevuto il mandato del popolo possa in breve tempo, e sempre nel rispetto dei limiti presenti nella Costituzione, decidere, potrebbe aiutare. Temo che i “personaggetti” che circolano nell’area della politica pensino invece più a salvarsi la poltrona che ad individuare un sistema utile al Paese. 


Credo anche che il mondo dei corpi intermedi abbia precise responsabilità. Chi non ha compreso che si debbono affrontare con un orizzonte più ampio le sfide in atto è destinato a scomparire e, peggio ancora, a lasciare senza rappresentanza mondi imprenditoriali, oppure a finire nelle mani di qualche imprenditore che prova ad utilizzare lo strumento associativo per raggiungere meglio i propri scopi. Per questo un appuntamento importante la Fai lo vivrà il 27 marzo nella propria Conferenza organizzativa.


Tornando al tema emergente del momento i rapporti con la vicina Austria che sul “transito Brennero” sembra, non solo non tener conto dei pareri espressi dalla Commissaria europea, ma addirittura assumere atteggiamenti arroganti, ritengo necessario assumere iniziative. Il cancelliere Sebastian Kurz ha definito le riflessioni della Commissaria U.E. inaccettabili. Non solo ne ha contestato le affermazioni ma ha rilanciato, sostenendo che le misure d’emergenza (blocchi) potranno anche essere ancora ampliate.


Ovviamente sul “caso Brennero” si sono registrate prese di posizione a difesa del principio sulla libertà di circolazione. Da parte nostra abbiamo emanato comunicati, partecipato a dibattiti televisivi e via radio. Non demorderemo di certo! Nella prossima settimana affronteremo la questione nel corso di un consiglio nazionale che si terrà a Verona nella sede Fai/Ascom, come richiesto da alcune nostre realtà territoriali ed al termine  faremo il punto in una conferenza stampa. 


Commetterebbe infatti un errore di prospettiva tuttavia chi pensasse che gli ostacoli al Brennero siano solo un fatto locale. Il vero tema che sempre più si va prospettando in tutta evidenza è difendere la possibilità per l’economia italiana di connettersi per competere con i mercati europei. La politica se ne sta occupando in modo adeguato? Staremo a vedere.


Gli ostacoli al Brennero sono oggetto dell’attenzione in questo periodo ma credo debbano essere valutati in base a due aspetti. La permeabilità sull’intero arco Alpino, questione fondamentale, e la libertà di circolare. Entrambi presenti in modo chiaro nell’atto costituivo della Comunità europea. Affermo questo in quanto mi pare di cogliere in dichiarazioni, rilasciate in previsione dell’incontro di questi giorni tra i rappresentanti dei governi di Germania, Italia ed Austria, che sia necessario trovare una intesa. Questo è positivo. L’esperienza ci insegna che questo produce spesse volte inevitabilmente dei compromessi. Ricordiamo allora al Presidente Conte che vi sono valori indisponibili. La libertà di circolazione è uno di questi. Ogni mediazione finirebbe per penalizzare l’intera economia che ha già subito le conseguenze di scelte, frutto di una cultura politica contraria al trasporto su gomma a prescindere, che hanno portato alla sottoscrizione del protocollo trasporti della Convenzione delle Alpi. Una vera e propria cintura di forza per il nostro Paese. Attenzione quindi a non peggiorare la situazione con le nostre mani.


Appare evidente come le carenze infrastrutturali e le difficoltà nella permeabilità dell’intero sistema alpino impattino con l‘import-e export. Se agli interventi di manutenzione annunciati al tunnel del Bianco, alle difficoltà nella viabilità ligure, si assommano gli ostacoli al Brennero l’Italia sarebbe limitata a competere sui mercati europei.


Ecco che nei rapporti con l’Esecutivo occorrerà che il tema “carenze infrastrutturali e dei collegamenti “che impattano sulla competitività, divenga uno degli argomenti centrali della nostra politica. Non a caso è stato deciso come Unatras di rappresentare al Governo la situazione, formulando anche proposte ad hoc. Per ridurre il costo per le imprese nazionali.


Il Governo italiano deve riproporre, con la determinazione necessaria, un tema che ha ricadute su tutta la nostra filiera della produzione. Non è un tema settoriale ma un’esigenza della filiera produttiva.
Una dimostrazione arriva dai trasporti eccezionali, che vivono le difficoltà determinate da scelte errate e dalla mancanza di interventi adeguati. Il significativo calo di commesse registrato non significa la riduzione delle sole attività di trasporto, bensì lo spostamento della domanda verso sistemi produttivi in grado di fornire garanzie sui tempi di consegna delle merci.


Una classe politica avveduta dovrebbe porsi questo problema nell’interesse del Paese. Assistere agli scontri che si registrano tra le forze politiche su alcuni temi e constatare non vi siano approfondimenti su ciò che sicuramente ha un peso rilevante sulla formazione del PIl è disarmante.


Nei dibattiti sui trasporti è molto facile imbattersi in teorie superficiali tendenti a penalizzare il trasporto su gomma in favore di quello su ferro. Niente di più demagogico e superficiale. I trasporti sono interconnessi o non sono un sistema funzionante. La ferrovia non arriverà mai sotto ogni casa o in ogni singola azienda. Tanto meno risulta essere conveniente, in una economia basata sui flussi, per tutti i percorsi. Chi pensa di risolvere la questione della mobilità delle merci solo in chiave ambientale otterrà, da parte di coloro che in modo strumentale si approcciano alla questione, una condivisione di comodo, ma determinerà le condizioni per il lento e costante declino del Paese.

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